La somma di sviluppi tecnologici, sistemi di infrastrutture di reti già esistenti e sistemi di telecomunicazioni ha condotto a quello che oggi chiamiamo Internet, concretizzando di fatto l’idea del “dialogo tra più computer contemporaneamente” nata già negli anni Sessanta in ambito militare.

Solo così è stato possibile procedere ad “inviare della posta per via elettronica”, ad effettuare una comunicazione “per messaggio in via istantanea” e condividere informazioni tra utenti.

Da questo brevissimo excursus ed analisi, da profano, si riesce a capire la complessità di metodi e sistemi della comunicazione di oggi e che, ormai, utilizziamo praticamente tutti nella nostra vita quotidiana.

La Rete (www) in sé è solamente una delle tante applicazioni di Internet, anche se questa sembra essere – semplificando – quella alla quale prestiamo più attenzione e che ha influito maggiormente sull’e-transformation, ossia sul cambiamento dei modelli economici.

In questi momenti di crisi e di euroscetticismo, gli europei dovrebbero andare molto fieri e riflettere perché l’invenzione del World Wide Web è figlia dell’Europa, nata intorno agli anni Novanta. In effetti, la sua invenzione si deve all’intuizione di un fisico inglese presso il Consiglio Europeo per la ricerca nucleare CERN basato in Svizzera Tim Berners-Lee in collaborazione con l’ingegnere belga Robert Cailliau. Questa è la prova – qualora ne servissero ancora – che per affrontare il mondo odierno e sperare di raggiungere grandi risultati la collaborazione è tra le strade per le quali siamo obbligati a passare.

Per esempio, senza questo sistema del World Wide Web, l’economia legata alla finanza, alcune banche che offrono servizi esclusivamente digitali o l’esperimento della scuola danese modello “Ørestad Gymnasium” di Copenhagen in Danimarca – che ha deciso di provare ad eliminare totalmente i libri dal suo sistema di insegnamento – non potrebbero funzionare.

In Italia, invece, dobbiamo pensare che cosa sarebbe stato il Paese senza Internet. Il potere autoreferenziale della burocrazia ha preso piede sul nostro territorio, fin dai tempi dell’impero romano, divenendo spesso responsabile di mancata trasparenza, assenza di un sistema meritocratico nonché di crescita smisurata di un debito pubblico che resta la nostra vera palla al piede.

Oggi, invece, “l’imparzialità della pubblica amministrazione” si esprime attraverso l’iscrizione online dei fornitori degli enti pubblici, nonché l’obbligo della presentazione delle loro offerte. Anche “principi di trasparenza” e del “diritto di accesso” possono finalmente essere applicati grazie ad Internet e a costi accettabili. Rispetto ad altri Paesi siamo andati a rilento ma ci siamo avviati.

La realtà non ci deve far dimenticare che bisogna raddoppiare gli sforzi e far presente le dovute preoccupazioni.

Per esempio la Giustizia – con uno stock impressionante di processi accumulati nel tempo per i quali in alcuni casi non ci sono ancora né sentenze né udienze fissate – è ancora largamente fuori dalla rivoluzione digitale e rappresenta un limite oggettivo all’attrattività degli investitori stranieri frenando opportunità per le nostre imprese. Questo è un punto cruciale sul quale ci dovremmo concentrare prima o poi.

Come possiamo vedere, se in Italia è più facile capire i vantaggi dell’introduzione di Internet portati al settore privato, non dobbiamo dimenticarci del settore pubblico, con alcune note di Storia recente. Forse alcuni si ricordano di quei corsi notturni trasmessi alla televisione, ma che avevano Internet come piattaforma diurna? Sono cambiati i tempi e adesso tutta la piattaforma della formazione a distanza è migrata in rete.

La prossima sfida da vincere, l’argomento chiave, si chiama “banda larga”, soprattutto adesso per la nostra Regione, perché dobbiamo raddoppiare gli sforzi per essere competitivi in tutti i settori.

Internet per il futuro delle Marche significa medicina, assistenza e servizi per una Regione in via di senilizzazione accelerata.

Internet per il futuro delle Marche significa fornire un’educazione tecnico-scientifica e professionale ai suoi abitanti chiamati ad essere formati al meglio delle loro possibilità. Ma anche secondo requisiti e standard di mercato che ci vengono dettati ormai da mondi lontani e da lingue straniere.

Internet per il futuro delle Marche significa essere più efficienti, valorizzare nuovi processi produttivi, anche legati alla sharing economy, garantire sicurezza ai cittadini, creare maggiore ricchezza, poter controllare la qualità dei nostri prodotti artigianali, le nostre acque, i nostri mari e per conservare e rendere anche più accessibili i nostri beni artistici e culturali.

Internet per il futuro delle Marche significa – in estrema sintesi – promuovere un territorio eccellente attraverso customer marketing e strategie digitali.

“Trovare una sintesi richiede impegno e visione”. Lo indica Il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz nella prefazione al saggio “Innovazione tecnologica e democrazia” presentato ad Ancona lo scorso 31 marzo da Giancarlo Vilella, Direttore Generale per l’Innovazione e il Supporto Tecnologico del Parlamento Europeo.

Non vi è dubbio che l’economia digitale ci pone di fronte a delle sfide complesse. Condizioni essenziali sono un approccio europeo ed un dialogo costante pubblico-privato per mantenere competitive le nostre imprese in un mondo interconnesso perché aiutando loro con adeguate politiche si punta all’occupazione, a mantenere e a creare posti di lavoro.

In occasione dell’Internet Day, con cui, domani 30 aprile, si celebra il trentesimo anniversario da quando l’Italia si è connessa per la prima volta alla Rete, ricordiamo l’importante valore simbolico di questa data entrata ormai nella Storia, dandoci fin d’ora appuntamento a giugno, quando avremo modo di confrontarci nel nostro territorio con autorevoli europarlamentari, quali Simona Bonafè e Nicola Danti, sulla centralità di temi decisivi e determinanti, come l’impatto dell’e-transormation sul futuro economico e sociale delle Marche.

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