Malgrado il drastico calo dell’export delle Marche nel 2020, del rischio di un grave crollo del numero delle imprese marchigiane a causa della crisi sanitaria del Covid-19, dobbiamo guardare ad un dato positivo, riferito all’eccezionale particolarità della performance delle Marche durante tutti questi anni di export: anche nel 2020, la bilancia commerciale dovrebbe restare in attivo.

Ecco da dove dobbiamo ripartire. Sapendo che nulla è ancora perduto e che ce la possiamo fare.

Se è vero che i dati non indicano niente di buono e che la congiuntura economica europea e mondiale del breve periodo lo fanno ancora di meno, sappiamo che – per farcela – vi è una condizione inevitabile. Dobbiamo guardare il mondo con occhi nuovi.

Dobbiamo guardare a settori nuovi come quello spaziale, verso i quali si sono orientate linee di finanziamento, progetti avveniristici e nuove idee. Dobbiamo guardare a tutti i settori e nuovi settori in grado di agevolare rapidamente la ripresa o la riconversione manifatturiera delle aziende marchigiane. Ecco un obiettivo concreto per il 2021.

In tutto questo, non ci dobbiamo dimenticare di continuare a guardare al Mondo come il nostro mercato, come più volte consigliato dal talento manageriale italiano di fama internazionale Andrea Guerra.

Grazie ad un asset (Il Made in Italy) e ad una Commodity (la Sostenibilità), le Marche e l’Italia potrebbero diventare le uniche aree del mondo in grado di accrescere le loro attività e il loro export, proprio in un periodo di “Slowbalisation”.

In effetti, per la prima volta dagli ultimi cento anni circa, si sta notando, proprio da alcuni anni, una diminuzione degli scambi di attività economiche a livello mondiale, parlando appunto di “Slowbalisation” (dall’inglese “slow” che vuole dire “lento”). Questo era in chiaro contrasto con la tendenza di un lunghissimo periodo storico nel quale, ovunque nel mondo, era normale avere un incremento straordinario della ricchezza (Prodotto Interno Lordo) attraverso l’accelerazione, l’incremento continuo ed ininterrotto degli scambi commerciali (import/export), facendo parlare – appunto – di “globalizzazione”.

Industria 4.0, l’automazione nei processi di produzione manifatturiera ed industriali hanno creato un aumento della ricchezza che non si riflette necessariamente nell’aumento dell’occupazione. Come grande regione manifatturiera a livello nazionale ed europeo, questo aspetto è una realtà che – nelle Marche – non ci dobbiamo nascondere. Specialmente quando si parla di reshoring, cioè il ritorno delle attività industriali e manifatturiere entro i confini nazionali dopo una delocalizzazione.

Ecco perché dobbiamo accelerare in maniera esponenziale le attività commerciali, industriali e manifatturiere in generale, in modo da generare il massimo fattore di assorbimento della manodopera regionale a disposizione per il sistema economico marchigiano.

Questo significa continuare a puntare sull’internazionalizzazione come fattore strategico per le Marche e aumentare il numero degli esportatori abituali. Anche se gli scambi dovessero diminuire, l’interdipendenza non necessariamente è chiamata a scomparire. Pensiamo all’interdipendenza tecnologica per esempio. Ecco perché un lavoro sartoriale per ogni categoria di imprese (5 individuate al momento) deve rappresentare il modello di azione per una rapida implementazione della cultura, politica e strategia di internazionalizzazione.

Il Made in Italy/Italian Way of Life hanno ancora degli spazi inesplorati che possono aprire nuovi mercati, visto che oltre il 70% dell’export Marche del 2019 è indirizzato verso l’Europa. Percentuale al momento confermata anche dai dati analizzati a dicembre 2020 riferiti al periodo gennaio-settembre 2020 (fonte ufficio statistica Regione Marche). Ricordiamoci dunque di guardare anche all’ASEAN. Il Brand Marche deve dunque prendere il volo rapidamente, per poter trainare il massimo numero di imprese marchigiane, comunicando cultura, strategia, design e condivisione dei valori da parte dei beneficiari.

Lo sviluppo senza frattura è possibile se ci impegniamo ad aumentare gli interscambi marchigiani in giro per il mondo. Questo avrebbe l’effetto – nel rispetto di una maggiore sostenibilità – di aumentare il numero degli occupati se riusciamo anche ad aumentare il numero di aziende in maniera esponenziale oppure ad incrementare i volumi di vendita degli operatori attuali.

Il vero regalo per l’economia delle Marche del 2021 sarebbe di fare bene su entrambi i fronti.

Proviamoci.

Auguri dunque per un buon 2021 a tutti i cittadini delle Marche e di tutta l’Italia. Che l’anno che verrà sia il culmine di una collaborazione a livello locale e di una solidarietà nazionale ed europea in grado di farci sconfiggere progressivamente questa pandemia, che ci ha fatto riflettere sulle cose più importanti della vita delle persone, delle famiglie, nonché delle comunità sociali e politiche.

Ecco perché dal 2021 in poi, risulta importante e strategico informare sulle azioni ed i successi dell’Unione Europea, perché possa diventare priorità e trovare il giusto valore nei pensieri e nelle scelte dei cittadini europei che guardano al mondo.

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