L’Italia è tra i primi paesi al mondo ed in Europa dove è diventato subito chiaro che la situazione causata dal coronavirus avrà ripercussioni a lungo termine su tutti i settori economici.

Forse dovremmo cambiare completamente il nostro modus vivendi ma soprattutto il nostro modus pensandi.

Adesso è il momento di affrontare il Covid19 salvando prima di tutto più vite possibili. Ma, come in tutte le catastrofi naturali, verrà il momento di ricostruire sapendo che, questa volta, l’impatto è stato mondiale.

Non si tratta più di conflitti periferici che provocano migliaia di morti in altri continenti o di situazioni sociali legate ad alcune zone del paese (“questione meridionale”). Questo male ha colpito fin dentro le nostre case.

Drastiche misure sui comportamenti – invocate per impedire il collasso dei vari sistemi sanitari nazionali, per gestire la carenza di alcuni prodotti, per mantenere vive le catene logistiche di approvvigionamento dei mercati, per tutelare la salute di chi è sano – dovranno essere altrettanto invocate ed applicate per favorire il cambiamento tanto atteso nelle nostre società.

Al momento, gli aerei per passeggeri – simboli della globalizzazione – sono inchiodati a terra. Per fortuna, quelli per il cargo che trasportano le mascherine o gli aiuti con macchinari e medici, continuano a volare.

Quali strategie e lezioni imparare da questa situazione, come regioni italiane, paese Italia, Europa e a livello mondiale? Solo il tempo ce lo saprà dire. Al momento i nostri valori impongono di salvare vite umane.

Ma fra poco, anzi domani o forse anche ora, verrà il tempo delle nuove scelte economiche. Non abbiamo solo fermato scuole e università e impedito ai tifosi di andare allo stadio. Abbiamo imparato che fermare tutto ha un costo economico molto elevato. Vendite, investimenti, valori immobiliari, faranno sicuramente peggio delle previsioni di calo. Prendere decisioni di guerra in tempo di pace non è mai una cosa facile e dovremmo essere più pazienti e comprensivi con chi ha il difficile onere di decidere per la collettività.

Come autorevolmente indicato già negli anni 2010/2011 da uno dei manager italiani più conosciuti, Andrea Guerra, “il mondo non è semplicemente cambiato, ma ci troviamo in un mondo completamente nuovo”. Oggi mi permetterei di aggiungere che da quegli anni in poi, il suo baricentro si è spostato verso l’Asia e che il mondo ha continuato a cambiare completamente più volte, e ad intervalli sempre più ridotti.

Di fronte a questa situazione, diventa indispensabile avere quella capacità che la politica nei tempi di pace ha perso. Quella di decidere veloce e di decidere bene.

Carlo Urbani

Oggi e adesso è arrivato il momento delle donne e degli uomini necessari, il momento di fare e agire. E velocemente. In memoria di Carlo Urbani, di cui oggi 29 marzo ricorre l’anniversario della sua scomparsa, medico marchigiano vittima di SARS che lui per primo identificò.

Collaborare a livello mondiale e non chiuderci in autarchia, dare speranze e far tornare la vita alla normalità il più rapidamente possibile, ma soprattutto creare opportunità, trovare modi e mezzi, iniettare risorse nel sistema per permettere all’economia di restare a galla e continuare a funzionare.

Per un paese con un chiaro primato di imprenditorialità al quale si chiede di fermare tutto, servirà attuare una rivoluzione imprenditoriale per lavorare e produrre con metodi nuovi, anche per soddisfare la domanda di Made in Italy nel mondo. Pertanto, l’internazionalizzazione rimane comunque una priorità strategica per l’Italia nel contesto di un’Europa capace di garantire pace e prosperità dai Trattati di Roma del 1957, ma che sarà da riformare.

Nuove malattie e nuovi modi di vita richiederanno di affrontare numerose sfide sociali ed economiche. E in questa logica, il momento di attuare una economia circolare – soprattutto per il rilancio dell’economia interna – non può più essere procrastinato. Soprattutto perché adesso, per il paese europeo più colpito, tutti questi elementi rappresentano le basi per il rinascimento industriale dell’Italia che deve puntare ad uno sviluppo capace di limitare le fratture economiche e sociali.

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